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SUMMARY:Visione e astrazione. Due sguardi a confronto. – Fotografie
DESCRIPTION:Fabiana “Faby” Bassetti e Massimo Pacciorini-Job\nVisione e astrazione. Due sguardi a confronto\nL’intento originario della mostra è quello di un dialogo, per interposta opera, fra due amici accomunati dalla passione e dal mestiere della fotografia. Il primo passo l’ha compiuto Fabiana “Faby” Bassetti, mettendo sul tavolo la recente serie di lavori dal titolo La luce della mia interiorità, presentata a Milano nel 2021. Si tratta di composizioni rigorose, prettamente astratte ma da cui, in maniera assai straordinaria, scaturisce una palpabile effusione di levità e sogno, specie per effetto della grana del loro ‘disegno’. A sua volta e con entusiasmo, Massimo Pacciorini-Job – il cui concetto si àncora saldamente al reale estrapolandone tuttavia le nascoste, inavvertite geometrie – ha replicato con la serie inedita di fotografie realizzata tra l’inverno e l’estate scorsi, nelle quali ripercorre una sua personale topografia dell’anima, in Ticino e non solo, incrociando anche vie che furono di altri ricercatori (Roberto Donetta, Giovanni Genucchi). E così, questo suo nuovo mettersi in cammino (dopo Da Helvetia a Helvetia, dopo Bellinzona: il fiume che unisce e dopo molto altro ancora), diventa un confronto a distanza con la poetica di Fabiana “Faby” Bassetti.\nTerreno di dibattito principale sarà fatalmente l’astratto, esplicito nell’una, suggerito nell’altro. Nell’una la luce enfatizzata nella sua sostanza come esclusivo elemento costruttivo; nell’altro la natura come inesauribile fonte di osservazione capace di riaccendere e vivificare lo sguardo. L’una ‘disegna’ con la luce (o ‘dipinge’ anche, come con maggiore evidenza mostra l’altra serie in mostra della Bassetti, dal titolo Viaggio / Emozioni, che conferma la particolare delicatezza di ‘tocco’ dell’artista, così come il suo interesse per la riflessione sull’istante, sul tempo che scorre e che purtuttavia l’arte in qualche modo è in grado di fermare); l’altro compone immagini che vogliono raggiungere una «poetica tranquillità» (sono parole di Pacciorini-Job), immagini fatte di «linee, macchie, spazi bianchi e neri» (idem) strutture estratte con sapiente sintesi da ciò che si chiama comunemente il “reale”. Tecnica digitale e adozione del colore in un caso; fotografie scattate con pellicola in bianco e nero e stampate in camera oscura nell’altro. Ognuno di loro due a proprio modo inestricabilmente catturato dentro la propria visione, comunque dispensatrice di una bellezza, che viene generosamente consegnata a chiunque ne voglia godere.\nMaria Will\n
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